E così, al termine di un'assemblea che si è svolta all'interno dello stabilimento, le maestranze presenti hanno dato vita a una forma di protesta che da qualcuno è stata definita morbida ma che sarà solo la prima di una lunga serie anche di più clamorose se dai tavoli romani e fiorentini non arriveranno nuove prospettive.
Nell'ambito dell'assemblea, per alcuni momenti, si era fatta strada tra i rappresentanti dei 350 lavoratori cassintegrati anche l'ipotesi di una forma di protesta più estrema come l'occupazione della fabbrica.
